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Se la coppia è “diversa”. L’amore (contrastato) fra chi è disabile e chi no

28/08/2016 - AUTORE:

Un articolo molto interessante che l’autore lo ha reso ancora più importante presentando varie coppie “famose”.  Questo è  un aspetto molto sentito,  ma poco parlato,  per le coppie di disabili.  Ancora una volta chiedo il permesso a questo bellissimo Blog, del Corriere  della Sera, “Invisibili”, per divulgarlo il più possibile, anche attraverso il nostro sito, disabiliabili.net. Parlarne  è già dimostrazione di uguaglianza, rendere visibile “l’invisibile” lo è ancor di più. Grazie tante di questo stupendo lavoro che state facendo per la categoria dei disabili (Renè)

 

di Claudio Arrigoni

Enza e Max. Francesco e Sonia. E mille altre. Coppie che si amano. E fanno l’amore. Belli. Felici. Ma non per tutti. Quella che dovrebbe essere normalità è vista con sospetto e curiosità, se non provoca addirittura scandalo: ma come lei, simpatica e così bella stare con un disabile? Lui, bello e così simpatico, vive con lei che ha una disabilità così grave? Perché Max ha occhi meravigliosi in un corpo segnato dalla distrofia muscolare ed Enza no, bellezza siciliana e mediterranea. E Sonia ha sorrisi e sguardi dolcissimi ma forza per alzare a malapena una bottiglia per una amiotrofia spinale che l’ha portata a usare una carrozzina elettrica e Francesco no, con quel fisico da cestita mancato. L’affettività in persone con disabilità ha tante sfaccettature (alcune le abbiamo messe in luce nei post precedenti) e probabilmente la normalità è quella che fa più paura: l’amore e il sesso nella semplicità e nelle difficoltà della vita di coppia, specie se una persona vive con disabilità, magari grave, e l’altra no. Coppie “miste”, per usare un termine sbagliato. Perché sono coppie normali.

C’è quella famosa di Nick e Kanae: lui, Nick Vujicic, nato in Australia senza braccia e gambe, solo due piedini di cui uno con due dita, per la tetramelia, malattia genetica, predicatore e motivatore di professione; lei, Kanae Miyahara, di quelle che fanno girare la testa, mora e viso orientale. Si sono sposati a febbraio in California, luna di miele alle Hawaii. C’è quella “trasgressiva” di Isa e Staral: francesi, lui aveva una distrofia degenerativa che l’ha portato a morire, lei pochi anni meno di lui e nessuna disabilità. Insieme crearono un blog che ha fatto anche scandalo, dove hanno raccontato del loro amore e condiviso le foto dei loro corpi che si incontrano.

Max ed Enza sono belli insieme. “A volte mi hanno scambiato per la badante. Siciliana, mora, carnagione chiara, mi prendevano per una romena che curava il disabile in carrozzina”. Enza ci scherza, ma non deve essere stato facile: “I miei non l’avevano presa bene, per un anno non mi hanno parlato, al matrimonio non sono venuti. Pensavano non potessi essere felice con lui. Ma se io mi immagino anziana, ci vedo insieme. Chi non conosce pensa: ‘Avrà la sindrome da crocerossina’ o ‘sarà una sfigata che non trova altro’. Cosa vuoi rispondere a chi ragiona così?” Enza aveva 25 anni quando si sono sposati, nel 2008, e vivono insieme a Bologna. Si sono conosciuti via internet perché Max ha un blog molto visitato, un sito per vacanze e turismo accessibile e un altro in procinto di nascere proprio su affettività e disabilità, oltre a improvvisarsi attore per un film che tratta proprio di sesso e disabilità. “Il primo approccio non è stato fisico, ma quando questo c’è stato sapevo come doveva essere, proprio grazie a Max non ho avuto sorprese. Solo questo potrei consigliare: cercare di capire la disabilità e le problematiche che porta”.

Sonia è una sportiva di quelle vere: portiere della Nazionale di wheelchair hockey, l’hockey su carrozzina elettrica. Usa uno stick, strumento applicato davanti alla pedana della carrozzina per colpire la palla, perché non riesce a tenere in mano la mazza. “Quando dicevo che ero fidanzata, c’era sempre la domanda: ‘ah, e anche lui ha difficoltà?’. Ho conosciuto Francesco alle partite, accompagnava la squadra di Monza, dove giocano suoi cari amici. Mi ha chiamato e un giorno l’ho trovato a Genova, sotto casa mia”. Corteggiamento e fidanzamento, aprile del prossimo anno la data del matrimonio. “Quando ho iniziato a perdere la testa per lei avevo già un’altra ottica: non vedevo la carrozzina, i miei migliori amici la usano, l’ambiente che frequento è fatto anche di persone con disabilità. E Sonia è molto più che carina, ci sto proprio bene. Figli? Sarà quel che sarà, crediamo nella famiglia e se ci si pone problemi su cosa succederà domani non si fa nulla. La sessualità è parte della vita di coppia”.

Come per Enza, le paure maggiori sono quelle dei genitori. Sonia: “Mamma teme magari che qualcosa possa non funzionare”. Cosa è: paura del futuro dei figli? O del presente?  Francesco: “mi piacerebbe sapere cosa hanno pensato i miei la prima volta che l’ho portata a casa. Ma voler bene a un figlio vuol dire anche saper accettare le sue scelte”. Quanti di noi cercano di insegnare l’amore e potrebbero ritrovarsi a vivere le contraddizioni del padre di “Indovina chi viene a cena”, quella volta riferito al colore della pelle e in questo caso alla disabilità?

Ne aveva parlato Max a Giuseppina Manin per la 27esimaora: “I nostri corpi sono un po’ come i quadri di Picasso. Non piacciono a tutti, per capirli bisogna avere occhi particolari. Ma se li hai, poi li ami moltissimo, te ne innamori anche più di un quadro ‘classico’.”

Fonte: http://invisibili.corriere.it/