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Perché ci si evolve soltanto quando lo richiedono le necessità della maggioranza?

In questi giorni ho riflettuto molto sul fatto che, nel giro di una settimana, lo scorso Marzo l’Italia ha saputo immediatamente rispondere alla necessità imprevista di tutta la popolazione di organizzare diversamente la propria quotidianità, in conseguenza dell’ormai noto decreto io resto a casa, lei cui norme sono diventate sempre più stringenti.

Nell’impossibilità di tenere aperte le scuole, si è passati alla didattica a distanza, tramite l’utilizzo di internet e, per quanto molti docenti ed anche molte famiglie non fossero preparati a gestire questa eventualità, per mancanza di competenze o degli strumenti necessari, non mi sembra che il risultato ottenuto sia stato un completo disastro, anzi! Tutti hanno risposto prontamente e dato prova di riuscire ad adattarsi alla novità. Per la stessa ragione, anche per tutte le attività commerciali la saracinesca è rimasta chiusa per settimana. Tuttavia, si è data possibilità in particolare a pizzerie, gelaterie, paninoteche, negozi di generi alimentari e farmacie di poter effettuare consegne a domicilio su ordinazione telefonica, riducendo le file, l’inquinamento atmosferico e rendendo – per certi versi – più facile la vita di tutti. Parecchi sono stati anche gli sportelli della pubblica amministrazione e le aziende del terziario che hanno attivato la modalità dello smart working (o lavoro agile) per salvaguardare la salute dei propri dipendenti.

 

Il Paese, nel pieno di un’emergenza imprevista, ha saputo reagire e dimostrare che, nel 2020, evolversi si può! Già, si può, ma ce ne ricordiamo soltanto quando “non si può fare altrimenti”, quando sono le necessità dei più a richiederlo. In tempi normali, infatti, la gelateria o il panettiere, specie di piccolo paese, non avrebbero mai consegnato la propria merce a domicilio; la grande azienda non avrebbe mai permesso al dipendente di lavorare da casa, per mancanza di fiducia e paura dello scarso rendimento; medici e veterinari difficilmente avrebbero accettato di inviare ricette per via telematica, neanche a pazienti che ben conoscono e con patologie croniche; un’università pubblica non sarebbe mai venuta in contro ad uno studente con difficoltà di spostamento, permettendogli di effettuare l’esame online.

Eppure, di gente a cui la vita cambierebbe se la società tutta diventasse più flessibile ne è sempre esistita: anziani e disabili non o scarsamente autosufficienti e soli; madri con bambini piccoli al seguito, per le quali è più difficile muoversi, studenti in situazioni particolari e padroni di animali oberati di lavoro o, magari, senza un’automobile. Indubbiamente, il contatto umano manca a tutti: lavorare in gruppo, studiare in gruppo, uscire all’aria aperta e socializzare sono bisogni umani e fanno bene al nostro fisico ed alla nostra mente ma, laddove ciò non sia possibile, oggi che, quasi tutti, disponiamo dei mezzi per farlo non sarebbe cosa buona, giusta ed utile impuntarsi meno nel voler seguire vecchi schemi e dimostrare al prossimo un po’ di flessibilità in più, all’occorrenza ed in situazioni particolari?

Da diversamente abile, la cui vita è “in perenne FASE 1”, spero davvero che torneremo presto indietro alla vita di prima… ma voglio augurarmi non troppo indietro!

 

Flora Iannaci