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Parlare ai bambini dei momenti difficili che passa la famiglia

In certe famiglie, per vari motivi, si fa un po’ resistenza a partecipare ai figli piccoli le situazioni di dolore o i problemi, per la convinzione che questi divengano traumi per i nostri bambini.

Niente di più sbagliato!

Sicuramente il linguaggio deve essere adatto all’età del figlio, egli comprenderà la situazione con i suoi strumenti cognitivi, ma sarà sempre meglio di non dire nulla. Le campane di vetro si infrangono prima o poi, e il primo ad essere ferito è il suo abitante.

Nessuna famiglia è esente da situazioni che mettono ansia, vicende dolorose o cambiamenti improvvisi.

I bimbi anche piccolissimi si accorgono a sensazioni che l’atmosfera famigliare cambia, e lo comunicano come possono, con il pianto se sono piccini, con l’irrequietezza se sono più grandicelli, con reazioni psicosomatiche se non riescono a parlarne. Parlare con loro e spiegare anche che il disagio e la sensazione di paura è normale li rassicurerà sul fatto che passerà e, soprattutto, sapranno dare un nome a questa sensazione prima che diventi un sentimento permanente e inesprimibile.

La dott.ssa Silvana Quadrino ci da dei consigli utili per parlare ai bambini:

Nella vita di una famiglia alcuni eventi comportano cambiamenti, sfide e difficoltà che coinvolgono anche i bambini. Tagliare fuori i figli da questi momenti non è una scelta positiva, ma come coinvolgerli? E che spazio dare al loro parere, alle loro esigenze, alla loro possibile opposizione alle decisioni dei grandi?

No ai segreti!

In una famiglia, i segreti sono come scorie radioattive: si possono nascondere quanto si vuole, ma i loro effetti si sentiranno per tempi lunghissimi. Ai bambini non spetta il difficile compito di decidere, ma hanno bisogno di sapere che in ballo c’è una decisione: di questo è importante e doveroso parlare, adattando modi e contenuti alle capacità di comprendere e affrontare la situazione.

Alcune semplici regole:

• Iniziamo dicendo che papà e mamma stanno prendendo una decisione importante e vogliono parlarne;

• descrivendo bene quali novità e cambiamenti comporta la decisione o il cambiamento;

• lasciamo del tempo al bambino per fare osservazioni o domande e concludiamo chiarendo che se ne potrà parlare ancora tutte le volte che ne sentirà il bisogno.

Quindi, cambiamenti come: trasferimento di casa, cambio di lavoro, un fratellino in arrivo, un acquisto importante o la rinuncia di un evento importante si devono condividere con i figli. Eventi dolorosi come: una malattia invalidante, una disabilità o la perdita di un famigliare, devono diventare motivo di riunione famigliare e di possibilità di esprimere i propri sentimenti. Dare un nome al subbuglio che sentiamo dentro è educazione alle emozioni. Deprivare i nostri figli di queste possibilità significa non dotarli di “anticorpi” importanti per la loro autonomia da adulti.

Siamo saggi e prendiamo coraggio.

Martina Zardini