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Narcisismo patologico e relazioni sentimentali: come riconoscere un partner narcisista e come affrontarlo.

16/02/2019 - AUTORE: Flora Iannaci

Il narcisismo patologico – o disturbo narcisistico della personalità – è una struttura della personalità molto complessa, che colpisce prevalentemente individui di sesso maschile (70%), ma anche parecchie donne (30%). La persona che ne soffre – quasi sempre inconsapevolmente - appare ossessionata da quella che è l’immagine di se stessa che offre al prossimo e dalla considerazione che il mondo ha di lei. Le persone che presentano queste caratteristiche, possono tendere a lodare esageratamente le proprie capacità, ponendo se stessi al centro del proprio interesse. Questi soggetti sono spesso assorbiti da fantasie di grandiosità e successo illimitato, manifestando un bisogno continuo e quasi esibizionistico di attenzioni ed ammirazione da parte del prossimo, tendendo spesso a sfruttare il prossimo per raggiungere i propri scopi, così come a disprezzare il valore dell’operato altrui. Manchevole di empatia, il narcisista crede che le proprie esigenze ed i propri bisogni vadano posti sempre al centro di tutto e siano più importanti di quelli di chiunque altro. Spesso, dietro questa maschera da sicuro di sé, il narcisista patologico presenta una fragile autostima che lo rende vulnerabile a quelle che lui percepisce come critiche. Alla dimensione rappresentata dalla tendenza alla superiorità, si contrappongono, quindi, sentimenti di inferiorità, fragilità, vulnerabilità e paura del confronto.
Quando si trovano di fronte all’incapacità di soddisfare l’elevata opinione che essi hanno di sé, i narcisisti possono arrabbiarsi, sviluppare attacchi di panico, deprimersi o, addirittura, tentare azioni autolesive.  L’impatto del narcisismo patologico può essere significativo in molti settori della vita, come le relazioni, il lavoro, la scuola.
Le cause del narcisismo patologico non sono definite in maniera chiara e univoca; esso può essere il risultato della combinazione di più fattori, sociali e biologici che intervengono nel corso dello sviluppo dell’individuo. La crescita in un ambiente familiare invalidante, caratterizzato da genitori troppo esigenti o dall’assenza di una delle due figure genitoriali, porterebbero il bambino a risolvere, crescendo, la continua minaccia alla propria autostima, sviluppando una sorta di senso di superiorità.
Il trattamento del disturbo è centrato sulla terapia cognitiva, che risulta spesso molto difficile, in quanto il paziente non ha quasi mai consapevolezza della propria problematica e dell’effetto che questa provoca sulle altre persone. Le tradizionali terapie antidepressive non hanno efficacia sul narcisismo patologico.
La scarsa empatia del narcisista patologico, diventa centrale nelle relazioni, soprattutto sentimentali. Dall’esterno la persona con elevati livelli di narcisismo sembra “la persona ideale”, quella che tutti sognano. Solitamente è abile nell’apparire per quello che non è, prima forma di manipolazione che mette in atto. Molto dotato a livello intellettuale e molto sicuro di sé, anche se ha bisogno di nutrire costantemente la propria autostima. In realtà, infatti, il mondo interiore del narcisista è caratterizzato da un grande vuoto, gli sono spesso mancate le gratificazioni da parte della madre. Chi soffre di narcisismo patologico ha subito dei traumi nelle relazioni di attaccamento, non è stato protetto, né gli sono state fornite delle regole (è stato spesso un bambino che ha dovuto diventare adulto molto velocemente, almeno nel contesto familiare).
Per il narcisista l’altro non esiste, e tutti i tentativi che il partner farà per cercare di cambiare la persona saranno inutili. Insensibile alla sofferenza altrui, non è empatico e non sa provare sentimenti, anche se fa di tutto per apparire l’esatto contrario.
In particolare, si possono identificare tre fasi nella relazione con il partner:
1. fase di seduzione, in cui mostra il meglio di sé; in questo momento, presta molta attenzione a mostrare un falso sé, mentendo, recitando una specie di ruolo. L’obiettivo è che l’altro si innamori e si occupi di lui. All’inizio, pertanto, mostra un lato vulnerabile di sé, provando ad attivare il senso di accudimento nel partner. Raccontando spesso un’infanzia infelice, evoca nell’altro il desiderio di farlo felice a tutti i costi, cambiandosi, modificandosi per andare incontro alle sue aspettative, entrando così nel circuito della sfida. Il partner è convinto di riuscire a soddisfarlo e di poterlo cambiare.
2. fase dell’intromissione, in cui i due partner formano una coppia e le loro vite si incrociano a vari livelli: sentimentale, economico, sociale. A livello sociale, il soggetto con narcisismo patologico agisce per isolare l’altro dalla propria famiglia, dai suoi amici, dal lavoro. A livello individuale agisce facendolo sentire sempre più fragile attraverso l’uso della critica, che dapprima usa in modo sottile, poi sempre più pesante.
3. fase della distruzione dell’altro, in cui il narcisismo patologico emerge con tutta la sua forza e il soggetto diventa più esigente, violento, geloso e distante. A questo punto della relazione, è già riuscito a far sentire l’altro una nullità, insicuro di sé, spesso privo di valore. Non è insolito che il narcisista utilizzi violenza verbale e/o fisica. A livello verbale alterna momenti di dolcezza a momenti di aggressività e sono proprio queste oscillazioni a rendere ancora più dipendente il partner, che si destabilizza e non sa più come comportarsi, esita a perdonarlo e poi lo perdona pensando che cambierà. Attraverso i maltrattamenti (psicologici, emotivi e molto più raramente fisici) il partner si paralizza, perdendo così le proprie capacità.

Flora Iannaci