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Coraggio Manuel, lo sport è vita

11/02/2019 - AUTORE: Pietro Marino

 «Forza Manuel, ributtati in vasca, lo sport è vita». Da una vita “normale” a un futuro sulla sedia a rotelle, ma una delle chiavi per reagire e andare avanti è proprio lo sport
. Anche Marianna Lauro, tennista 39 anni di Ploaghe, e Claudio Spanu, cestista di 31 anni di Sorso, hanno perso l’uso delle gambe giovanissimi, a causa di due incidenti stradali, e nella loro “seconda vita” si sono aggrappati allo sport. Con risultati eccezionali.

Lo shock. «Ho avuto l’incidente alla sua stessa età, a vent’anni – racconta Marianna Lauro, pluricampionessa italiana con tre partecipazioni ai Giochi paralimici –. Avevo già praticato il tennis, dai 13 ai 18 anni, ma nel mio caso è servito un po’ di tempo prima di convincermi a tornare in campo. Ho dovuto metabolizzare la situazione e accettarla. Poi un giorno ho letto sulla Nuova Sardegna del torneo di tennis in carrozzina di Alghero, un amico mi ha convinto ad andare a vederlo e dopo qualche tempo ho deciso di provarci. Il primo impatto è stato comunque di rigetto, ma non per l’abbinamento tra racchetta e carrozzina: semplicemente, per me che avevo praticato quello sport “in piedi”, quello non era tennis: mi schiacciacciavo le dita, non riuscivo a spingere. Insomma, un disastro».

La determinazione. «Lo sport è fondamentale, perché dopo il trauma ti insegna tutto anche per quanto riguarda la vita quotidiana. Ti da una forza incredibile». Claudio Spanu si aggiusta il ciuffo e riodina le idee. «Io prima dell’incidente in moto, a 16 anni, giocavo a calcio. Ho ripreso praticamente subito: cinque mesi dopo essere stato dimesso dall’ospedale ho iniziato con la pallacanestro. Mi ha convinto a provare un amico. La prima cosa che ho pensato è stata: è difficilissimo stare su una carrozzina e tirare a canestro. Poi la passione è cresciuta tantissimo nel corso degli anni. A volte mia madre mi telefonava per avere conferma che fossi a scuola, invece avevo marinato per andare ad allenarmi. Non a caso poi lo sport è diventato la mia attività principale. Dopo un trauma così grave ti trovi a dover andare ad affrontare una vita nuova. Lo sport fa tantissimo, non posso che essere grato alla pallacanestro per tutte le cose che mi ha dato. Ci sono anche nuovi obiettivi e nuove sfide, certo: ora il mio sogno è riuscire a centrare con la nazionale azzurra la qualificazione alle olimpiadi. Per quanto mi riguarda lo sport è stato fondamentale, consiglierei a chiunque si trovi in una situazione simile di buttarsi in una disciplina sportiva. A maggior ragione nel caso di Bortuzzo, perché già faceva sport a certi livelli e dunque proseguire credo che sia la cosa più naturale».

Forza Manuel. Claudio Spanu, capitano della DinamoLab, non ha dubbi: «A Bortuzzo dico: ributtati in vasca appena possibile, la vita continua e il nuoto sarà fondamentale». «Il primo periodo – aggiunge Marianna Lauro – , che può durare anche qualche anno, serve per accettare la propria condizione e per ripartire, ed è qui che lo sport diventa un fattore imprescindibile. Lui aveva già un sogno da atleta, ora non sarà facile ma avere un obiettivo è la chiave. E poi è importante avere attorno le persone che ti possano sostenere e aiutare a integrarti in un ambiente in un certo senso nuovo. È un mondo nuovo che si apre: io neppure avevo idea dell’esistenza di una realtà fatta da atleti disabili. Grazie allo sport ho capito che, pur con qualche limite, anche noi possiamo avere una vita normale. Se Manuel riuscirà ad accettare la sua disabilità e ad abituarsi alla nuova condizione facendo ancora dello sport il centro del suo mondo, allora credo che per lui sarà tutto più semplice».

Il fuoco dentro. «La vita è una sfida continua e avere obiettivi chiari anche nello sport è molto importante». Marianna Lauro spolvera le mille coppe conquistate e guarda indietro. «Gli ottimi risultati che ho ottenuto sono stati importanti, ma per è stato più importante restare immersa nel mondo dello sport. Senza lo sport magari sarei rimasta in paese a non fare nulla, non avrei conosciuto tutte queste che si allenano, sudano e si pongono obiettivi e sfide, non avrei avuto l’opportunità di girare il mondo. Dopo le olimpiadi di Rio mi sono fermata per oltre un anno, perché ero stanca fisicamente e mentalmente. Ma da poco ho ripreso ad allenarmi perché
 
i Giochi di Tokyo sono qualcosa che mi solletica molto. Voglio provarci, anche se sarà davvero difficile, ma ho un fuoco dentro che resta acceso. Una medaglia è sempre una medaglia, vale sempre la pena lottare per provare a conquistarla, che si tratti di olimpiadi o di paraolimpiadi».

Fonte:http://www.lanuovasardegna.it/sport/2019/02/10/news/coraggio-manuel-lo-sport-e-vita-1.17745416
           di Andrea Sini