Da ospedale psichiatrico a luogo di buone prassi.
Vincitore del Premio Paolo Pincheri come miglior documentario al Video festival sulla salute mentale di Roma - Lo spiraglio, il film "via Ippocrate 45" racconta cosa è oggi l'ospedale psichiatrico attraverso le esperienze di vita dei suoi protagonisti di ieri e di oggi.
Il video è stato proiettato venerdì sera a Roma nell'ambito della rassegna "Il 7 si fa in 4"Un teatro, un bar ristorante con tavoli all'aperto, un ostello, un'area verde di circa 3 ettari: è il "Paolo Pini" di Milano, l'ex ospedale psichiatrico che chiuse i battenti a seguito della legge Basaglia e che oggi è luogo di contaminazione culturale e buona prassi territoriale, raccontato da Alessandro Penta nel documentario "via Ippocrate 45". Vincitore lo scorso maggio del Premio Paolo Pincheri come miglior documentario al Video festival sulla salute mentale di Roma - Lo spiraglio, "via Ippocrate 45" è stato proiettato venerdì sera a Roma nell'ambito della rassegna "Il 7 si fa in 4", a seguito del dibattito "Tenere il passo. Il lavoro contro lo stigma del disagio psichico e mentale" promosso dal Centro diurno "Ornitorinco" della Asl Roma B, in collaborazione con la cooperativa sociale integrata "Conto alla Rovescia". Ideato da Alessandro Penta, allora studente tirocinante in Psicologia presso l'ex ospedale, il film racconta, attraverso i protagonisti di ieri e di oggi, la storia di una trasformazione urbanistica, nonché umana. Il video, che ha una durata di circa 54 minuti, non solo lascia parlare i protagonisti di un'Italia che non c'è più, quella dei manicomi e della costrizione, ma anche la struttura e l'area nel suo complesso. Il "Paolo Pini", dal 2000 gestito in comodato d'uso dalla cooperativa sociale "Olinda", non è più infatti un muro oltre il quale non si sa cosa succede, ma un luogo aperto ai cittadini del territorio, al turismo e ai giovani in un clima di contaminazione umana, sociale e culturale. Un teatro e un centro diurno dove un tempo c'era la mensa, un bar ristorante al posto della camera mortuaria, un ostello ha preso il posto infine del convitto delle suore: introno, a circondare tre ettari di alberi, viali, prati, un muro dove oggi campeggia all'ingresso una scritta, "Da vicino nessuno è normale". Non più "un luogo dello scambio zero - caffè, sigaretta, 100 lire" - come ha ricordato un medico nel documentario - , ma Maria che frequenta il teatro, Pino che fa le pulizie, Andrea che prende le prenotazioni in ostello ricordando "la lotta proletaria", Barbara che invece le prende on line in modo accurato, Lina che fa la cameriera e Antonio "l'anticonformista" che accoglie chiunque entri al "Paolo Pini". Intorno a loro milanesi che prendono un caffè, un turista giapponese che chiede una stanza per una settimana - "one week" specifica ad un Antonio non proprio in difficoltà -, giovani danzatori di breakdance che animano il teatro, le prove finali dell' "Enrico IV" di Shakespeare del centro diurno. Via Ippocrate 45 - ha ricordato il giovane autore Alessandro Penta, modenese, classe 1984, oggi responsabile di alcuni progetti educativi e della sezione video di Olinda - "è la via del vecchio manicomio di Milano: un posto che oggi è un centro culturale e di accoglienza per tutti. Gli incontri nel corso del tirocinio sono stati "forti", un tirocinio di tre mesi. Ma non me ne sono più andato. Sono rimasto al Pini grazie ad un progetto che ha messo insieme periferia e salute mentale".




