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La biblioteca fantastica (Terza parte)

libri_diddl_copy_copy_copyRomeo però era troppo preso dal suo sentimento per averne vergogna e domandò: “Scusate ragazzi, io sto cercando la mia Giulietta e non riesco a trovarla: l’avete vista per caso?”

Mi dispiace, ma non abbiamo visto nessuna ragazza,” rispose Tom, che aveva ripreso un tono gentile e un colorito normale.

Huckleberry tentò allora di persuadere Romeo che la sua perdita non era poi tanto grave, dicendogli: “Andiamo, fratello; esistono cose molto più interessanti da fare che correre dietro a una ragazza: per esempio non vorrai mica mettere il romanticismo che c’è nel trascorrere una notte dormendo in una botte, all’aria aperta, sotto le stelle?

 

Ci sono anche modi meno poetici di passare la notte, tipo andare in un cimitero e seppellirvi un gatto morto, ma non mi sembra che questo sia il tuo forte, dico bene?” Huckleberry si fermò un attimo per riflettere poi proseguì: “ Vieni, unisciti a noi. Stiamo preparando un piano per dare una svegliata ai tre stoccafissi là, vedi? Non fanno che lamentarsi da un’ora: la sanguisuga si è rotto i denti mordendo accidentalmente il collo di Pinocchio, e adesso dovrà cibarsi di semolino per tutta la vita, ah, ah, ah!”

La disgrazia del Conte Dracula aveva fatto sorridere Romeo, ma la proposta di unirsi alla banda non ebbe successo. Il ragazzo ricadde infatti subito nella malinconia, e disse: “Ti ringrazio molto amico, ma io devo trovare Giulietta. Temo di averla perduta e se è così porrò fine ai miei giorni, poiché non voglio vivere senza di lei.”

“Caspita! Allora è una cosa seria! Non credevo tu fossi messo così male, amico. Sei proprio in un bel pasticcio! Huckleberry era sinceramente dispiaciuto per aver tentato di convincere Romeo a lasciar perdere la fanciulla, perché ora lui sembrava davvero intenzionato a mettere in atto il suo proposito, perciò volle rimediare: “Senti cosa facciamo: tu adesso stai qui con noi e dopo ti aiuteremo a cercarla. Sono sicuro che anche gli altri saranno felici di darti una mano, vero ragazzi?”

Subito si alzò un entusiastico coro di assenso: “Certo, cercheremo Giulietta e la troveremo!”

Prima che Romeo potesse rispondere e ringraziare i suoi nuovi amici, il Capitano Achab bofonchiò: “Che sentimentalismi ridicoli! Non saresti mai degno di far parte del mio equipaggio, figliolo!”

A quelle parole Romeo dimenticò per un attimo la sua tristezza ed ebbe tutta l’aria di voler sfidare il Capitano a duello. Come si poteva definire “sentimentalismo ridicolo” l’amore per la sua Giulietta? E poi chi aveva detto al Capitano che lui desiderava far parte del suo equipaggio? Romeo era innamorato, e l’amore lo rendeva docile e audace al tempo stesso. Huckleberry capì le sue intenzioni e lo fermò, non senza aver lanciato un’occhiataccia al Capitano, che non se ne accorse.

Quando l’amore tornò a prevalere sulla rabbia nel cuore di Romeo, egli si dichiarò lieto di collaborare con la banda e volle stringere la mano di tutti i componenti.

Si congratulò poi con Pinocchio per aver messo fuori combattimento il Conte Dracula e ringraziò caldamente per la sensibilità dimostrata verso il suo problema, facendo capire ad Huckleberry che non gli portava alcun rancore per le parole di poco prima. Il suo intento non era stato frainteso.

In quel clima di calore e amicizia il Generale Boka riprese le redini del comando e disse, con autorità e dolcezza contemporaneamente: “Forza, ragazzi. Dobbiamo sbrigarci, con questa battaglia

Prima finiamo e prima potremo cercare Giulietta”. Tutti erano d’accordo con lui. Non vedevano l’ora di fare un piacere al nuovo compagno, anche il Soldato Semplice Nemcsek che considerava le ragazze pettegole e piagnone e ne era pentito. Si rimisero quindi tutti all’opera ripetendo in coro: “Cerchiamo Giulietta! Cerchiamo Giulietta!”

Ma ecco che il Coniglio Bianco intervenne con la solita musica: “Chi cercate? “Qui nessuno può cercare niente…” Huckleberry concluse la frase prima di lui, stancamente: “Senza chiedere il permesso alla Regina.” E aggiunse: “Era così mi pare, no? Buona notte Signor Coniglio… Sveglia!”

“Non farci caso, amico,” disse poi a Romeo. “Ad ogni cosa che si dice risponde sempre così, e il bello è che nessuno lo interpella... a proposito Signor Coniglio, lei non andava di fretta ad un appuntamento? Cosa ci fa ancora qui allora?”

A quel punto il Coniglio Bianco si indignò: “Tu sei un gran maleducato e villano, ragazzo, ma lo dirò alla Regina e vedrai!”

“Uffa!” esclamò Hucleberry. “ Ma dov’è questa Regina di cui parli tanto? Non vedo l’ora di usare la sua corona come addobbo natalizio e di fare delle sue carte stelle filanti per Carnevale!”

Il Coniglio si sentì come se fosse stato pugnalato: aveva gli occhi fuori delle orbite e vacillava quasi stesse per cadere. Quel colpo era stato molto duro per lui, ma non si arrese: “Ragazzo, bada a come parli se ci tieni alla testa. Verrai fatto decapitare per questo affronto!”

“Sì, sì, va bene” disse Hucleberry, per niente spaventato dalla minaccia.

Il Coniglio non aveva davvero più la forza di ribattere: la sfrontatezza di Huckleberry lo aveva svuotato di ogni energia.

Il colpo di grazia glielo diede Tom che, aspirando una boccata decisa dalla sua pipa di granturco, disse all’amico, soffiando poi incurante il fumo sul Coniglio che da bianco divenne grigio: “Dai Huck, digli di smetterla; il Trio dei Disperati laggiù si lagna già abbastanza: non occorre che diventi un Quartetto! Tre disperati sono più che sufficienti!”

Il povero Coniglio sembrava ormai più morto che vivo per lo shock, ma riuscì a trovare un flebile filo di voce: “Ragazzacci villani!” e borbottare ancora qualche incomprensibile parola di sdegno che terminò in un sibilo, quasi non trovasse più il fiato per finire, per cui dovette tacere.

Era inutile. La Regina non faceva nessuna paura a quel branco di furfanti traditori della corona, come li definì fra sé e sé.

Egli era talmente sconvolto che dimenticò l’appuntamento e andò a formare un quartetto coi due Capitani e il Vampiro in pensione, come aveva temuto Tom.

Quando ebbe recuperato un po’ le forze disse, ai colleghi di sventura: “Avevate ragione, compari: quelli non sono ragazzi, ma Diavoli!”

“Sì,” gli disse Dracula. “Sono più repellenti dell’aglio e più letali di un paletto nel cuore! Piuttosto che avere di nuovo a che fare con loro preferirei sottopormi ad un ciclo di lampade abbronzanti! Effettivamente sono pallidoccio e i raggi ultravioletti sarebbero per me più salutari di quei monellacci! Non ti ci mettere, amico! Quelli ti rovinano! Guarda me… avevo una brillante carriera di Vampiro e adesso sarò costretto a campare di semolino o a procurarmi una dentiera se vorrò rosicchiare qualcosa di più, ma dovrò dire addio per sempre al sangue, il dolce nettare dei Principi della Notte…!”

Il Conte sproloquiava senza sosta e Tom disse ad Huckleberry: “Hai visto? Che ti avevo detto Huck? Si ricomincia da capo, e adesso sono quattro.” Poi continuò ridendo: “Però è forte l’idea della lampada abbronzante per il Conte Dracula!” E rivolto al soggetto in questione: “Complimenti per la battuta, signor Conte; l’avevo sottovalutata: non ha più i denti ma le è rimasto un ottimo senso dell’umorismo, ah, ah, ah, ah, ah!“

“Se ti prendo, io ti…” lo minacciò allora il Conte, senza però dire cosa gli avrebbe fatto.

Mentre tutti ridevano contagiati da Tom, tutti tranne l’ormai ribattezzato Quartetto dei Disperati, ovviamente, io mi resi conto che nessuno si stava accorgendo di me da tempo, ma non ne provai dispiacere. Volevo solo vedere la fine di quella storia incredibile, e se stavo sognando speravo di non svegliarmi prima di averne visto l’epilogo.

Per un po’ i ragazzi li ignorarono, impegnati ad impastare la terra con lo stucco per farne delle bombe e a sperimentarne l’efficacia lanciandole contro i muri della sala, che in pochi minuti furono completamente imbrattati.

Il Capitano Achab fece un’espressione disgustata ed esclamò: “Questi Diavoli di ragazzini! Oltre a fare un baccano d’inferno sporcano dappertutto! Puah!”

Uncino, che come lui non sopportava la sporcizia rincarò la dose con una frase che apparve delirante: “Se non la smettono li farò legare dai miei Pirati con le mani dietro la schiena e darò l’ordine di gettarli in mare! Quella è la fine che meritano i ragazzi che non si comportano bene!”

Poi fu la volta del Coniglio Bianco ormai Grigio, con la sua solita storia trita e ritrita: “Quelli screanzati hanno sporcato il territorio della Regina! Santi numi! Bisogna assolutamente pulire tutto prima che arrivi, poi farò in modo di far tagliare loro la testa!”

Infine anche il Conte recitò la sua parte: “Sì, la devono pagare per avermi rovinato ed essersi presi gioco di me!”

Tom disse, interrompendo la cantilena: “Mi sembra che vi si sia incantato un po’ il disco, eh ragazzi? Che ne dite di metterne un altro?”

Allora Achab esplose: “Ragazzino insolente! Come osi parlare così a me, quando non sapete trovare una maledetta balena bianca e preferite cercare una femmina per accontentare un giovane a cui l’amore ha fuso il cervello?” Quale ruolo potrebbero avere nella caccia a un mostro come Moby Dick, due giovani innamorati?”

Questa volta Tom e Huckleberry dovettero impedire con la forza a Romeo di prendere a pugni il Capitano. Non doveva parlare di Giulietta e dei suoi sentimenti per lei come se fossero una cosa di nessun conto, una stupidaggine. Non doveva nemmeno nominarla, Giulietta. In quanto poi a chiamarla femmina…”

“Non si azzardi!” minacciò il giovane, mostrando i pugni al Capitano. “Non mi importa niente della sua balena, se la prenderà o no, ma non si azzardi a parlare di Giulietta!”

“E chi ha parlato di Giulietta, giovane rubacuori impertinente!” ribattè il Capitano. “A me è del tutto indifferente la tua donzella; le donne portano solo rogne!”

A quel punto ci mancò davvero poco che scoppiasse una rissa, poiché per Romeo questo era davvero troppo, ma il Generale Boka intervenne a calmare gli animi: “Andiamo Romeo, lascialo perdere. Non merita la tua rabbia.”

Dall’altra parte il Conte Dracula disse: “Via Achab, non discutere con un ragazzo innamorato.

In un certo modo io lo capisco; piacevano molto anche a me le fanciulle, quando potevo mordere i loro candidi colli; il loro sangue era dolcissimo, più ancora di quello dei ragazzi…”

A quelle parole Pinocchio lo guardò torvo, e si battè un ginocchio con la mano per ricordargli che era fatto di legno e se avesse voluto poteva rompergli anche le ossa, oltre ai denti.

Romeo però non si lasciò intimorire dalla sua affermazione: “Ringrazia di non avere più i denti, vecchio pipistrello” si infuriò, “perché se li avessi e ti avvicinassi a Giulietta te li farei ingoiare!”

 

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