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Diversamente dipendenti da Internet

internetIn questi giorni, nei telegiornali più visti delle reti Rai, è stato promosso un servizio sanitario divenuto d’eccellenza dell’ospedale Policlinico Gemelli: l’ambulatorio dedicato all’internet  Addiction  Disorder. Questo ambulatorio si occupa di tutti quei disordini del comportamento che sono prodotti dalla dipendenza da Internet. È un servizio in Day hospital psichiatrico che è attivo dal novembre 2009. È possibile trovarne una descrizione esauriente nel link del Policlinico Gemelli, all’indirizzo:

http://www.policlinicogemelli.it/area/?s=348&hw=5&id=3019

 

 

«Per i programmi di riabilitazione l’attività degli psichiatri del Gemelli si avvale della collaborazione dell’Associazione “La Promessa”.

“L’utilizzo patologico di internet provoca sintomi fisici molto simili a quelli manifestati da tossicomani in crisi di astinenza. Grazie a questo nuovo ambulatorio – spiega lo psichiatra Federico Tonioni, che ne è il coordinatore – potremo garantire ai nostri pazienti di contenere quel malessere che per molti durante l’astinenza dal web si trasforma in ansia, depressione e paura di perdere il controllo di ciò che accade in internet, intervenendo nella struttura mentale sottostante alla dipendenza con curiosità e umiltà”».

Sollecitata dalla notizia di questo servizio ho fatto però alcune considerazioni sugli aspetti positivi del web per i diversamente abili, e, senza voler banalizzare un servizio degno di nota per chi soffre di dipendenza, vorrei soffermarmi su alcune sfaccettature del web che hanno cambiato la vita di chi soffre di gravi limitazioni dovute alla disabilità.

Di aspetti positivi ce ne sono molti, soprattutto da quando si parla del cosiddetto web 2.0, cioè quella variante della rete con una capacità di accesso e azione più aperta e duttile, che ci permette di servirci dei social network, dei blog, delle web communities, delle chat ecc.

«Il Web 2.0, si distingue dal Web 1.0 diffuso fino agli anni novanta e composto prevalentemente da siti web statici, senza alcuna possibilità di interazione con l'utente eccetto la normale navigazione tra le pagine, l'uso delle e-mail e dei motori di ricerca. Il Web 2.0 è un termine utilizzato per indicare genericamente uno stato di evoluzione di Internet rispetto alla condizione precedente. Si tende a indicare come Web 2.0 l'insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello di interazione sito-utente (come dicevamo poco sopra: blog, forum, chat, sistemi quali Wikipedia, Youtube, Facebook, Myspace, Twitter, Gmail, Wordpress, Tripadvisor ecc.)» (web extracted di Web 2.0 – 17 XII 2010).

Questo impiego ha dei risvolti insoliti perché nel comune utilizzo non professionale delle “reti”, l'identità viene spesso nascosta dietro uno pseudonimo, o nikname, a cui può essere associato, in caso di collegamento tramite interfacce grafiche, un'immagine di riferimento o avatar (non sempre corrispondente all’utente reale). Viene così a cadere, potenzialmente, ogni collegamento con la realtà fisica del soggetto.  Età, aspetto, etnia, titolo di studio, ceto sociale, sesso smettono quindi potenzialmente di costituire un vincolo. La dimensione appena descritta ha un accento negativo ma potrebbe essere anche vista come una nuova possibilità di ri-aggregazione che si può spostare dal circuito virtuale a quello spaziale, ri-costituendo nuove forme di comunità e di interazione.

Sembra di sentire le parole del Sociologo Anthony Giddens (Le conseguenze della modernità) quando descrive il fenomeno opposto al fenomeno di perdita del legame, che chiama "reembedding" (ri-radicamento) che avviene in reazione alla perdita di contesti collettivi che guidano l’esperienza individuale. I fenomeni di ri-radicamento producono forme nuove di socialità, molto più mutevoli nel tempo e formate da legami più contingenti e labili.

Un approccio teoricamente consapevole alla rete dovrebbe partire dalla complessità del mezzo, tenendo conto del fatto che la rete non solo dà luogo ad una duplicazione virtuale della complessità sociale, ma produce anche un nuovo contesto per l’interazione. Per molti disabili, quali utilizzatori di computer, le finestre del web possono diventare come dice Sherry Turkle: "potenti metafore per pensare il proprio sé come un sistema multiplo distribuito" e potenziato.

Ma non solo questo, se si prova a pensare non solo alla ridefinizione del sé del disabile, ma anche ai servizi subito pronti e disponibili per il disabile. Pensiamo per esempio all’accesso del disabile motorio al proprio conto bancario o postale on line. Oppure a tutti quei servizi di riscossione o pagamento che si possono attuare attraverso gli stessi siti home banking.

Pensiamo alla possibilità di accedere gratuitamente a siti di informazione generale e specializzata (come questo). Pensiamo ancora alla possibilità di frequentare a distanza un’Università o di poter svolgere più agevolmente alcune incombenze, anche scolastiche o universitarie, stando comodamente a casa davanti al proprio computer.

E ancora, la straordinaria possibilità di poter lavorare da casa, dando il proprio contributo alla produttività di un settore o azienda senza doversi sottoporre a faticosi spostamenti.

E poi, infine ma non meno importante, pensiamo alle possibilità di contatto umano, seppur virtuale, attraverso i social network dall’incredibile versatilità, dove il disabile si può proiettare fuori dalle sue quattro mura, interagendo con il modo esterno e con altre persone.

Prima del web 2.0 questo non era possibile, ed io stessa che provengo da una generazione non nativa del web, non so più immaginarmi senza l’web e le nuove tecnologie.

Per un disabile, Internet è un potente mezzo di interazione e come dice la sociologa S. Turkle “può essere utile a migliorare le comunità off line”.

Insomma, dal punto di vista relazionale o di crescita emotiva e intellettuale, Internet e le realtà virtuali possono agevolare la vita dell’uomo, nel momento in cui esse possono costituire una soluzione superabile e che riporti ad una reale interazione tra esseri umani. Questo fatto dipenderà sempre dalle motivazioni, dal contesto, dal modo e dalla frequenza con cui l’individuo si avvicinerà a questo mezzo di comunicazione (Turkle).

Potremo pensare ad una possibile dipendenza anche per il disabile, nel momento in cui egli (come altri normodotati) perpetuerà un isolamento dal suo vivere quotidiano. Il disabile però, ha un elemento che di fatto glielo impedisce e questo è dato dal fatto che, per le sue necessità, egli è forzatamente dipendente da altre persone, per questo sarà più difficile per lui diventare dipendente dal Web.

Diviene quindi indispensabile la libera fruizione del Web per ogni persona che è afflitta da disabilità, per tutto quel senso di libertà che esso sa trasmettere, apportando autonomia e indipendenza delle quali ogni essere umano ha diritto. Il disabile può essere felicemente diversamente dipendente dal Web.

 

 

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