JUDO: L'esperienza continua!
Dieci anni sono passati dalla prima edizione di questo volume e le iniziative ed esperienze si sono moltiplicate.
Nel 1995 è iniziata la collaborazione con il Centro Socio Educativo di Pizzighettone con sede nelle dismesse Scuole Elementari di Regona. L'intervento, che prevedeva una lezione settimanale nella palestra scolastica attigua al Centro, si è mano a mano intensificato così da permettere la sperimentazione di entusiasmanti interventi didattici.
Oltre agli utenti di Pizzighettone sul tatami c'erano anche quelli del Centro Socio Educativo di Soresina che aveva aderito all'iniziativa. Dopo un paio d'anni i Centro Socio Educativo di Soresina si ritirò dall'attività alla quale invece, più tardi, aderì il Centro Socio Educativo di Pessina Cremonese. Ultimo in ordine di tempo, è stato l'incontro con il Servizio Formazione Autonomia di Vidiceto che, tra l'altro, ha consentito di ritrovare alcuni ex allievi dell'Anffas oggi assistiti dalla nuova struttura. E, accanto all'intervento Judo, abbiamo inserito nei nostri corsi il Tai Ji Quan, un' iniziativa che si è rivelata sempre più utile e produttiva. Intanto il panorama amministrativo in questi anni è andato cambiando in quanto i Comuni, progressivamente, si sono orientati nel cedere la conduzione dei Centri Socio Educativi alle Cooperative Sociali vincitrici di apposite gare di appalto mentre il Centro di Formazione Professionale dell'Anffas è oggi gestito dallo lai- Lombardia.
Naturalmente sono cambiate molte figure di riferimento ma, fino ad oggi, la nostra attività ha potuto godere ancora della considerazione degli operatori. Inoltre il panorama dei nostri interventi si allargato dalla disabilità anche alla fascia, oggi purtroppo in espansione, del disagio sociale. E così siamo stati coinvolti in corsi scolastici di Istituti Superiori, come l'Einaudi di Cremona, per classi ad indirizzo sociale; in lezioni speciali per ragazzi con forti problematiche relazionali per conto di Cooperative Sociali; in corsi per i Centri Estivi Comunali dove forte era il tas di multietnicità unitamente a quello di giovani problemi di adattamento; in corsi presso la ex Scu Media "Grandi", ad esempio, per una classe ricca o ragazzi particolarmente turbolenti e aggressivi; senza contare i genitori che hanno chiesto l'ammissione ai corsi ordinari del Kodokan per figli con varie pro-
blematiche che vanno dalla disabilità al disadattamento, o ancora operatori psichiatrici che hanno richiesto la nostra collaborazione per l'aiuto di alcuni utenti.
Sempre disponibili, grazie anche alla " spiccata propensione all'accoglienza" del Kodokan e dei nostri praticanti, abbiamo aperto la porta a chiunque mettendoci ogni volta in gioco.
Cosa che non ci ha impedito, in passato come oggi, di mantenere alta la nostra tensione didattica, tecnica, culturale e sportiva.
Circa il titolo di questo nuovo lavoro abbiamo preferito mantenere ancora quello di "Ragazzi difficili ?"sia perché si tratta di un aggiornamento delle precedenti edizioni con le nuove esperienze sia perché troviamo ancora oggi, come vent'anni fa, gente che ritiene i nostri allievi diversamente abili particolarmente... "difficili", quando invece i maggiori problemi ci vengono quasi sempre da coloro che non sono certificati come "disabili" e che la società ci contrabbanda come normali.
E dunque ..."facili" !
Giorgio Sozzi




