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Aids, "Colpisci e uccidi" così la ricerca combatte la malattia

121732921-bbe6c6fc-b45b-4c01-afef-37aec5682adfLa prevenzione si fa con i farmaci, il preservativo e la diagnosi precoce. Ma la strategia più attuale è quella dello "shock and kill": stanare il virus nelle sue "stanze più segrete", ovvero in quelle parti del corpo in cui può nascondersi da farmaci e anticorpi, e adottare la terapia più adatta al paziente

 

 

 

ROMA - "Shock and kill" ("colpisci e uccidi"): è questa la strategia che i ricercatori di tutto il mondo stanno attuando per tentare di stanare il virus latente dell'Hiv e attaccarlo in modo definitivo. Perché anche se oggi, che si celebra la XXIV° Giornata Mondiale per la lotta all'Aids, i dati mondiali sono incoraggianti (con una diminuzione del 21% sia delle morti che delle infezioni rispetto al 2005), le storie dei singoli pazienti che ogni giorno devono convivere con questa malattia impongono che l'attenzione resti alta sia per quello che riguarda la prevenzione, sia per lo sviluppo di nuove armi terapeutiche che consentano di eradicare il virus. 

Farmaci antiretrovirali in prevenzione Uno dei temi centrali è il diverso utilizzo dei farmaci antiretrovirali usati finora per la cura. Alcuni studi (Partners PrEP) li considerano fondamentali per ridurre la diffusione del virus soprattutto nei Paesi in via di sviluppo consentendo una vera prevenzione. Nel 2010 quasi il 60% dei nuovi casi ha scoperto di essere sieropositivo molto tardi, in concomitanza con la diagnosi di Aids conclamato. Di conseguenza ben due terzi delle persone diagnosticate con Aids dal 1996 a oggi non ha potuto usufruire dei benefici delle terapie antiretrovirali. Ormai è un dato acquisito il fatto che se un sieropositivo assume precocemente e correttamente la terapia antiretrovirale la possibilità di trasmettere l'infezione si abbassa drasticamente oltre il 95% come dimostrato dallo studio HPTNO52

condotto su coppie in cui uno dei partner era sieropositivo. Anche altri studi clinici controllati e randomizzati dimostrano l'efficacia dei farmaci nel ridurre dal 60 fino all'83% il contagio se assunti da soggetti sani che hanno rapporti sessuali ad alto rischio.

La protezione del profilattico Farmaci a parte, resta prioritaria la funzione preventiva del profilattico visto che anche per il 2010 la maggioranza delle nuove infezioni è attribuibile a contatti sessuali non protetti, che costituiscono l'80,7% di tutte le segnalazioni. "Serve un po' più di coraggio: quasi un terzo dei sieropositivi nel nostro Paese non sa di esserlo e noi" dichiara Rosaria Iardino, presidente di Network persone sieropositive (Nps) Italia onlus "non possiamo ignorare il problema della trasmissione sessuale: bisogna parlare anche dell'importanza del preservativo". Aiuterebbe anche una riduzione dei costi dei profilattici che in Italia sono tra i più alti al mondo.

La diagnosi precoce La campagna informativa del Ministero della Salute ha come slogan "Fai il test" perché se il test per verificare siero-negatività (o positività) all'Hiv si introducesse come esame di routine, così come quello per colesterolo e trigliceridi, si avrebbe uno strumento efficace sia contro la diffusione dell'infezione sia contro la sindrome da immunodeficienza acquisita (Aids) conclamata. "Oggi abbiamo test diagnostici molto più sensibili che permettono davvero una diagnosi precoce" spiega Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie infettive del'Iss. "Anche se non è ipotizzabile raccomandare il test a tutta la popolazione, bisogna puntare sull'importanza del test anche perché in questo modo si evitano ulteriori contagi". Ma soprattutto la diagnosi precoce permette di avviare presto la terapia che con i nuovi farmaci anti-retrovirali ha abbattuto enormemente la mortalità con una sopravvivenza media che si avvicina a quella della popolazione generale. Per riflettere meglio sulle strategie da attuare, il ministro Renato Balduzzi ha annunciato che convocherà già per metà dicembre la Commissione nazionale e che inserirà la lotta al virus dell'Hiv e all'Aids tra le azioni e i programmi nel prossimo Piano sanitario nazionale.

Le terapie del futuro Analoghi dei nucleosidi, inibitori della proteasi, dell'integrasi e del Ccr5 e poi ancora la Haart (Higly Active Anti-Retroviral Therapy) che consiste nella combinazione di vari farmaci antiretrovirali. "L'armamentario terapeutico è ben nutrito" spiega Rezza. "Il problema è che servono ad allungare la sopravvivenza ma non guariscono dalla malattia. La ricerca si sta muovendo ora sul fronte della eradicazione del virus per stanarlo una volta per tutte". Va proprio in questa direzione la strategia dello "shock and kill". "Si tratta di terapie che tendono a slatentizzare il virus per colpirlo meglio ed eradicarlo" spiega Rezza. Come l'Auranofin, un farmaco contenente oro, già conosciuto nel trattamento dell'artrite reumatoide e che riesce a stanare il virus nelle sue "stanze più segrete", ovvero in quelle parti del corpo in cui può nascondersi da farmaci e anticorpi. Al momento, lo studio internazionale, che ha coinvolto anche ricercatori dell'Iss e dell'Università di Roma "La Sapienza", è stato fatto solo sulle scimmie. "I risultati sono promettenti, ma occorre ancora del tempo prima di estendere la sperimentazione anche agli uomini" precisa Rezza.

Il vaccino I primi risultati degli studi in corso sui vaccini contro l'Hiv condotti dall'Istituto Superiore di Sanità sono promettenti. Si tratta di due vaccini che utilizzano la proteina Tat di cui uno terapeutico e uno preventivo. ''Stiamo completando la fase 2 su pazienti in terapia retro virale" ha spiegato Barbara Ensoli, direttore del centro nazionale Aids dell'Istituto Superiore di Sanità, a margine della presentazione della giornata mondiale contro l'Aids, al ministero della Salute "e sono emersi, per la prima volta al mondo, dati di immunoricostituzione. Infatti, anche con terapie efficaci, nei pazienti avviene comunque una immunoattivazione che porta all'insorgere di nuove sindromi e malattie cardiovascolari, ai reni, al fegato e anche nuovi tipi di tumori. Con il vaccino invece riportiamo il sistema immunitario a funzionare un'altra volta".

La sperimentazione è in corso in 11 centri clinici italiani su 168 pazienti. Buone notizie anche per il vaccino preventivo: sono già cominciati gli arruolamenti per i 50 volontari che si sottoporranno alla sperimentazione per la quale si utilizzeranno le proteine ricombinanti di Hiv-1 Tat ed Env , in volontari sani, adulti, non infettati dal virus Hiv. I centri coinvolti saranno il policlinico di Modena, l'Ifo-San Gallicano di Roma e il vecchio ospedale San Gerardo di Monza. E sul fronte dei vaccini, sulla rivista Vaccine and Journal of Virology sono stati pubblicati i primi risultati di un trial clinico che in fase 1 ha avuto successo nel 90% dei volontari non affetti da HIV. I ricercatori del Centro Nazionale di Biotecnologie di Madrid hanno utilizzato un virus attenuato chiamato MVA-B, una variante del Modified Ankara Vaccinia (MVA), già stato utilizzato per eradicare il vaiolo. Nell'esperimento (condotto solo su 30 volontari sani), il 90% dei soggetti trattati con il vaccino hanno sviluppato una forte risposta immunologica contro il virus HIV. L'85% ha mantenuto la reazione immunologica per un intero anno.

Fonte: http://www.repubblica.it/salute/prevenzione/2011/12/01/news/aids_colpisci_e_uccidi_cos_la_ricerca_combatte_la_malattia-25895307/

 

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