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L'uomo giusto

violetteUn racconto, una storia inventata alcuni anni fa. Un battito d'ali di fantasia che ci fa sperare di poter un giorno avere una società più giusta, equa e scevra da atavici pregiudizi. Poche pennellate per descrivere le paure dei genitori, quando i figli si propongono di fare scelte non convenzionali, fuori dai canoni di quella che, erroneamente, è considerata la normalità delle cose. Ma anche il segno del destino in un nome.

L'ombra lunga dei cipressi ammanta il viale tra le piccole tombe. Un venticello autunnale ne fruga le fronde. Mario, con il suo solito mazzolino di violette, percorre i sentieri silenti.

Come ogni sabato pomeriggio si reca da Candida, la moglie defunta.

Si siede stanco sulla panchina davanti la lapide di marmo rosa. Distende le gambe per dare sollievo alla vecchia ferita di guerra.

Le violette sono già dentro il vaso, il bastone è buttato sulla ghiaia e Mario si prende la testa tra le mani ed inizia il suo muto dialogo con la sua adorata Candida.

"Cosa non ho fatto per renderla felice? Ha sempre scelto da sola le sue amicizie, con gusto, certo devo ammetterlo. Le ho sempre permesso gli svaghi e gli hobby che più voleva.

Mi sono sempre svegliato alle tre del mattino per andarla a riprendere in discoteca. Le ho permesso di fare volontariato, quando me l'ha chiesto con gli occhi lucidi. Infine ho acconsentito quando, invece di prendere giurisprudenza, ha scelto veterinaria.

Anche quando mi presentò il suo primo boy-friend accettai la cosa con magnanimità. Era un pacifista e sembrava che se la intendessero bene, Candida. Poi una sera arrivò sconvolta dopo che erano stati in una pizzeria: lo avevano picchiato e lui non aveva reagito. Da quella sera non parlò più del pacifista.

Quella volta che si mise a frequentare certi ambienti no-global, ci rimasi un po' male. Erano certe teste calde, non ce la vedevo con uno di quei brutti ceffi e glielo feci capire.

Ha sempre accettato i miei consigli ed io mi sono fidato sempre del suo buon senso. Ne ha avuto di buon senso anche quando ha dovuto mettere alle stretto l'ultimo che si bucava. Aveva cercato di aiutarlo in tutti i modi e per tanto tempo. Era stato tutto inutile e lei non se l'era sentita di dividere la sua vita con un uomo così.

Adesso è ad un passo dalla laurea, ed è innamorata.

Mario ebbe un sussulto. Era la prima volta che sua figlia, Rossella, diceva d'essere innamorata. Gli scese una lacrima sulla guancia che asciugò con la mano callosa. Si chinò a sistemare ancora le violette nel vaso con un gesto involontario, ripetitivo.

Mi ha detto:"Papà ti prego, perché non lo vuoi conoscere?"

Il cuore fino ad ora non mi ha retto di conoscere il "suo" Alessandro, non ce la facevo Candida, credimi!

E così ho sempre rifiutato in tutti questi mesi, ma l'altro giorno mi ha messo alle strette:

"Vi ho fissato un appuntamento, ti aspetta al parco oggi pomeriggio"

Come potevo rifiutarmi ancora? Sono forse diventato così odioso, egoista, insensibile e crudele? Sono forse un uomo che ha pregiudizi? Li abbiamo sempre combattuti i pregiudizi, né Candida?

E così sono andato. Lui era lì, vicino ad una panchina e mi aspettava.

Mi ha detto: "Si accomodi pure, io sono già comodo"

Ha fatto pure dell'ironia, ma con quale diritto?

Il mio cervello, il cuore e le mie budella si arrovellano per il futuro di Rossella, e lui si permette di fare dello spirito?

Stavo quasi per andar via. Ma le mie gambe non hanno seguito il mio volere, anzi si sono sedute, da sole, senza il mio consenso, sulla panchina vicino a questo giovanotto.

Può avere ventisei, ventisette anni; forse è coetaneo di Rossella, ma sembra più giovane. Ha l'aria distinta, i capelli castano chiaro, gli occhi intensi, davvero un bel ragazzo.

All'inizio non sapevo che dire e ha rotto il ghiaccio lui.

"Ho avuto un piccolo problema alla nascita, non cammino, ma tutto mi funziona perfettamente, anche dove è più richiesto...in un uomo."

Ma figuriamoci se io vado a pensare a certe cose Candida! Per Dio!

Più lo guardavo, seduto su quella carrozzina e più mi chiedevo: deve essere proprio lui l'uomo giusto?

Poi ha continuato: "ho un buon lavoro sa? Sono indipendente, ho una casa. A Rossella non mancherà nulla".

Ma io gli ho parlato con il dente avvelenato:

"Non avete pensato alle innumerevoli difficoltà che dovrete affrontare? La gente ha sempre guardato storto me, per via di questa gamba, figuriamoci te in carrozzina, vicino a Rossella!

Sarete costretti ad affrontare tutti quelli che storceranno il naso a causa del vostro amore. Ogni bacio che vi darete in pubblico sarà uno schiaffo all'ottuso, irrazionale pregiudizievole bigottismo della gente.

Dovrete lottare sempre e contro tutti. Contro le barriere architettoniche e mentali, contro chi vi giudicherà dei folli, degli incoscienti."

Ma lui non mi ascoltava, si rigirava tra le dita un piccolo anello che ciondolava dalla sua catenina.

"Lo vede questo Mario? E' un pegno d'amore. Ce lo siamo scambiati circa sei mesi fa e ce lo restituiremo quando saremo sposati; Sa, Rossella ci crede a queste cose... Rossella desidera il suo consenso ed è sicura che lei, Mario, non farà obbiezioni.Ne è convinta.                                             Lo so che è dura per un padre, accettare e condividere una situazione simile, ma io l'amo; Lei mi ama!"

Cosa potevo rispondergli Candida? Cosa potevo dire?

Infondo l'ho educata io così, è venuta su proprio come io e te speravamo. E adesso che le dico?

Le dico che tutto quello che le ho insegnato, valeva per gli altri, e non per lei?

Adesso cosa devo fare?

Dovrò stare dalla loro parte, perché so che loro sono nel giusto, so che il loro è vero amore.

Gli ho messo una mano sulla spalla, e gli ho detto che non posso essere anch'io loro nemico, è già bastevole la società intera.

Le foglie gialle e marroni cominciarono a cadere sopra le nostro teste ed un venticello dispettoso sembrava sussurrarmi:

E' l'uomo giusto...

Dorotea Maria Guida

 

 

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