Sesso, assistenti per i disabili: 'Cronaca di un desiderio annunciato'
La vita di una persona diversamene abile in Italia non è sicuramente semplice. Questo è facilmente comprensibile a chiunque, ma non sono solo le barriere architettoniche a dover essere azzerate. Un individuo in carrozzina deve lottare ogni giorno contro il buonismo di quelle persone che sembrano direttamente uscite da una parabola di Gesù. Quando tutto quello che un paralitico vorrebbe è essere considerato non diversamente abile, ma normale. Facciamo luce anzitutto su un grande equivoco: nella stragrande maggioranza delle attività di ogni giorno chi sta in sedia a rotelle è tranquillamente in grado di far fronte (spingersi, salire i marciapiedi, guidare, comprare del pane, andare al cinema). E allora perchè esiste ancora quella sorta di pietismo da due lire che fa dire a molte persone "poverino". Ecco è questo che fa male ai disversamente abili: considerarli "poverini" e sentirsi in dovere di aiutarli anche e sopratutto quando nessuno chiede aiuto. A Londra vidi un giorno un individuo che con molta dignità arrivato alla scala di una metropoitana e senza la possibilità di utilizzare un ascensore, chiusa la sua sedia a rotelle, cominciò a scendere trascinando il suo corpo e la carrozzella per le scale. Un individuo offrì il suo aiuto e lui in maniera educata, ma secca rispose: "E secondo lei quando sono solo come faccio?".
Ma quando non parliamo di un bisogno essenziale come scendere le scale, cioè fare sesso, allora tutto cambia e il nostro Paese perde l'alone buonista e torna quello inquisitorio. Assistenti sessuali, come in Svizzera, che aiutino un diversamente abile? Assolutamente no. In Italia parlare di sesso per i connazionali più sfortunati è pura utopia. Se la classe politica italiana non prevede ancora l'assistenza elementare o l'abbattimento delle barriere architettoniche, come potrebbe promulgare una legge che preveda gli assistenti sessuali per i diversamente abili?
Ma in Italia accade che la classe politica promulga leggi proibizionistiche per non suscitare l'ira della Chiesa che, sebbene abbia il diritto di esprimere la sua opinione, non dovrebbe assolutamente influenzare le scelte politiche del Governo. Parliamo di quella stessa Chiesa che preferisce curare che prevenire un problema: è meglio sconsigliare l'uso dei preservativi e curare i malati di Aids, come storia ci insegna.
In Italia sono presenti più di mezzo milione di persone con disabilità grave: la maggior parte rimane ancora poco integrata, con difficoltà ad acquisire un impiego. Un dato però molto significativo è quello della loro sempre più massiccia presenza a scuola. Possiamo osservare come in un decennio, dall'anno scolastico 1997/98 al 2006/2007, siamo passati da 113mila iscritti a ben 174mila. Pari ad un incremento superiore al 50%.
In una realtà in cui il concetto di integrazione del disabile si concretizza ancora in una noiosa e sterile retorica, molto sentita appare l'esigenza di affrontare in modo chiaro e aperto un argomento come quello della sessualità. Anche un diversamente abile, come tutti, ha voglia di essere chiamato "papi".
fonte. www.disabilisenzasesso.org/pag.php
Ma quando non parliamo di un bisogno essenziale come scendere le scale, cioè fare sesso, allora tutto cambia e il nostro Paese perde l'alone buonista e torna quello inquisitorio. Assistenti sessuali, come in Svizzera, che aiutino un diversamente abile? Assolutamente no. In Italia parlare di sesso per i connazionali più sfortunati è pura utopia. Se la classe politica italiana non prevede ancora l'assistenza elementare o l'abbattimento delle barriere architettoniche, come potrebbe promulgare una legge che preveda gli assistenti sessuali per i diversamente abili?
Ma in Italia accade che la classe politica promulga leggi proibizionistiche per non suscitare l'ira della Chiesa che, sebbene abbia il diritto di esprimere la sua opinione, non dovrebbe assolutamente influenzare le scelte politiche del Governo. Parliamo di quella stessa Chiesa che preferisce curare che prevenire un problema: è meglio sconsigliare l'uso dei preservativi e curare i malati di Aids, come storia ci insegna.
In Italia sono presenti più di mezzo milione di persone con disabilità grave: la maggior parte rimane ancora poco integrata, con difficoltà ad acquisire un impiego. Un dato però molto significativo è quello della loro sempre più massiccia presenza a scuola. Possiamo osservare come in un decennio, dall'anno scolastico 1997/98 al 2006/2007, siamo passati da 113mila iscritti a ben 174mila. Pari ad un incremento superiore al 50%.
In una realtà in cui il concetto di integrazione del disabile si concretizza ancora in una noiosa e sterile retorica, molto sentita appare l'esigenza di affrontare in modo chiaro e aperto un argomento come quello della sessualità. Anche un diversamente abile, come tutti, ha voglia di essere chiamato "papi".
fonte. www.disabilisenzasesso.org/pag.php





