E non si incontrarono mai...
Questa è una pagina della vita di Dorotea che ci insegna molto e ci pone una riflessione: chi trova un amico trova un tesoro!!?. Ebbene da queste bellissime righe si conferma la regola. Grazie, Dorotea, per il tuo contributo. (Renè)
Spesso la realtà supera la fantasia, alle volte è talmente dolorosa, crudele ed insopportabile che è necessario ricorrere alla fantasia affinchè un sogno mai realizzato possa continuare a farci vivere, non di rimpianti, ma di bellissimi ricordi.
Si era alla fine degli anni 80, avevo 15 anni quando corrispondevo con lo sconosciuto Mario Rota, non c'era internet, ne telefonini e neppure sms. Il tutto era affidato alla buona volontà dei postini.
Io pensavo che il mio amico di penna fosse un mio coetaneo e invece nel corso dei 3 anni di corrispondenza epistolare Mario ebbe il coraggio di dirmi che aveva 65 anni che era papà e nonno e che era affetto da troppo tempo dalla distrofia muscolare.
In gita scolastica con i miei compagni di scuola andai a Napoli, scesi alla stazione ma Lui non si presentò.
Ecco come ho immagginato il nostro incontro che non c'è mai stato. Mario è morto nel gennaio del 1992 a causa di un attacco cardiaco senza che io lo abbia mai potuto incontrare.
Stellina Carissima Napoli 30 Ottobre 1991L'estate è trascorsa piacevolmente in compagnia delle tue lettere e adesso mi trovo a riflettere sul nostro incontro avvenuto all'inizio del mese.
Mi chiedi, nella tua ultima lettera, di descriverti cosa ho provato quando sei venuta a Napoli in gita scolastica, ed invece di andare con i tuoi compagni ad ammirare le bellezze partenopee, se venuta a casa mia per incontrarmi.
Mi fai sempre domande da un milione di dollari ed io, nel doveroso e piacevole compito di risponderti sento una fitta al cuore, poiché alle volte mi regali delle gioie immense, come quando ti ho incontrata. Un'altra difficoltà che ho nel rispondere alle tue ingenue e cristalline domande, è quella che più ho notato negli ultimi periodi, ovvero la difficoltà di restare sul filo della platonicità, come a noi piace.
Giorno 4 Ottobre nella solitudine del mio sacta sactorum, aspettavo che suonasse il campanello, e non mi sono mosso sentendolo; In effetti sono stato l'unico che non si è precipitato a riceverti all'ingresso...
"Perché?" Mi chiedi tu nella lettera, che adesso stringo tra le mani...
Perché avevo paura! Si, paura; così ho preferito riceverti là dove trascorro la maggior parte delle mie giornate, in compagnia del mio stereo, della mia macchina per scrivere, della mia solitudine e, soprattutto, in compagnia delle tue lettere.
Sei stata fulminea e non mi hai dato neppure il tempo di realizzare, così appena hai varcato la soglia dello studio mi hai abbracciato affettuosamente. E nel mentre mi affannavo a dirti di non piangere, asciugavo le mie lacrime...
E' doveroso a questo punto, rivolgere un ringraziamento ideale ai miei familiari che hanno esaudito il mio desiderio e mi hanno lasciato da solo con te; (ne avevamo pur il diritto dopo due anni di corrispondenza alla cieca, allietata solo dalle foto).
Mi auguravo che non mi avresti guardato dalla testa alle rotelle, con curiosa pietà e commiserazione, come di solito fa chi mi vede per la prima vola.
E non lo hai fatto.
Sei stata dolce, delicata e carina, come lo è stata solo mia moglie nei primi anni del nostro matrimonio.
I tuoi occhi erano limpidi come uno specchio d'acqua e io non mi vedevo riflesso come un vecchio signore di sessantatre anni, ma come il "tuo" Mario R.: il tuo amico dall'età indefinita.
Hai chiesto dello stereo, della macchina per scrivere, dei libri, delle riviste e non ricordo di cos'altro.
Mi hai inebriato con la tua loquacità, mi hai divertito con la tua curiosità ed allegria, mi hai commosso con l'affetto che alitavi ad ogni respiro.
Ed io non sapevo far altro che guardare l'orologio. Te ne sei andata poche ore dopo.
A me quelle ore sono sembrate dei minuti e quei minuti secondi ed invece avrei voluto che durassero un'eternità.
Dovevi, inevitabilmente, raggiungere i tuoi compagni in un posto convenuto e chissà quale nota di demerito ti avrebbero dato i tuoi insegnati per esserti allontanata dal gruppo.
Nei giorni precedenti la tua visita a Napoli, pensavo che il nostro incontro avrebbe spezzato l'incantesimo del nostro idillio epistolare, ed invece mi sono dovuto ricredere.
In questi due anni di corrispondenza, pensavo che non sarei vissuto abbastanza per poterti incontrare, ed invece ho visto esaudito uno dei più bei sogni di questi ultimi anni della mia vita.
Non immaginavo che la tua freschezza e la tua vivacità mi avrebbero rinvigorito l'animo, ormai, incartapecorito. E dopo che sei andata via, senza voltarti indietro, mi sono chiuso nel mio eremo ed ho pianto tanto, ringraziando il cielo per sì tale miracolo.
Tuo Mario R.
Dorotea Maria GUida





