La solitudine dei numeri primi.
Oggi inizia a scrivere Milena, alla quale rivolgiamo un grandissimo benvenuta in questa spaziale famiglia di disabiliabili.net, le auguriamo un grosso in bocca al lupo per il suo impegno; vi anticipo che bisognerà "tenerla d'occhio" perchè ha dei numeri davvero interessanti.
Grazie Milena.
Oggi ci presenta una personale recensione su un libro. (Renè)
Mattia e Alice sono due anime destinate a perdersi in una solitudine senza via d'uscita, prima bambini, poi adolescenti complessati ed isolati dal mondo, “diversi” perché segnati da una sorte avversa.
Lui è incapace di liberarsi dal senso di colpa per la scomparsa della sorella gemella ritardata, che ha abbandonato nel bosco, in riva al lago in un giorno d'inverno per non portarla con sé alla festa di compleanno di un compagno “snob” dove lei sarebbe stata motivo di scherno, poiché i bambini non accettano la presenza di una coetanea ritardata.
Mattia cresce quindi convinto di averne causato la morte abbandonandola e per questo si taglia per punirsi ed espiare la sua colpa, ormai adolescente che non riesce a relazionarsi con le ragazze e vive in un mondo fatto di numeri, che sono il suo forte e il suo unico rifugio.
Alice, bambina, è costretta dal padre a frequentare la scuola di sci, che odia. Un giorno, per l'umiliazione di sentirsi goffa se la fa addosso, e l'episodio la coprirà di vergogna fino a quando diventerà un'adolescente inquieta e anoressica pronta a trasformarsi in una donna e una moglie infelice che, come Mattia, non troverà via d'uscita dal tunnel.
I due ragazzi si conoscono a scuola e qui si innamorano, legati da un filo invisibile che unisce le loro solitudini in un'illusoria felicità destinata a dissolversi presto, poiché la stessa solitudine che li accomuna li dividerà, allontanandoli più volte sino all'età adulta e al distacco definitivo sul quale si chiude il libro, senza possibilità di appello, proprio come i numeri primi che sono simili ma non si incontrano mai.
Paolo Giordano, giovane fisico al suo esordio narrativo, usa la metafora dei numeri, che rappresentano un universo che gli è congeniale, per raccontare una storia impregnata di tristezza, che elude ogni ottimismo tipico della giovinezza, in cui la solitudine e il senso di sconfitta dilagano e travolgono il lettore insieme ai protagonisti, vanificando l'attesa di un lieto fine che resta una possibilità sfiorata e persa nel vuoto, e sembra essere escluso già dal titolo.
Storia di sentimenti sofferti e di sogni appena abbozzati e precocemente spezzati, toccante, amaro e talvolta disperato, ma anche tenero e struggente, questo fortunato romanzo d'esordio è divenuto subito un caso letterario, per aver vinto nello stesso anno il Premio Campiello Opera Prima, il Premio Fiesole Narrativa under 40 e il prestigiosissimo Premio Strega 2008, oltre ad una serie di altri premi minori.
Forse oltre a ciò che, tra l’altro, è stato scritto nella motivazione del Campiello e cioè che i due protagonisti del romanzo sono "estremamente rappresentativi di un certo mondo giovanile della borghesia, della borghesia opulenta, che garantisce agiatezza ai propri figli lasciandoli nella più assoluta solitudine spesso abbandonati a sé stessi", oltre a questo ha colpito certamente il fatto che il giovane scrittore sia un fisico, un giovane scienziato alle prese non solo con l’oscuro, per noi gente semplice ed ignorante, mondo dei quark e del mesone B, ma anche con l’altrettanto oscuro mondo dei sentimenti e dell’io profondo della gioventù.
Libro da leggere con lieta predisposizione di spirito, risoluti a distogliere lo sguardo dalle fiabe che incantano l'infanzia per osservare gli anni verdi attraverso il vetro opaco di una realtà dura e impossibile da sconfiggere, priva della polvere dorata che, nell'immaginario di chi ormai quella età ha passata da un pezzo e si crogiola nella malinconia dei ricordi, si posa sulle ali della giovinezza.





