Il fiore oscuro.Sessualità e disabili
TRATTO DAL LIBRO “IL FIORE OSCURO – SESSUALITA’ E DISABILI” di Adriana Bellotti, Nunzia Coppodè, Edoardo Facchinetti
costo:10 €
Editore: Sensibili alle Foglie (2005)
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Il sentimento cui mi accostai più facilmente fu l’amicizia; questa non metteva in discussione il mio fisico, ma solo il mio modo di relazionarmi con gli altri; era più facile da affrontare e nello stesso tempo copriva in parte la mia sete di affetto. Se mi accorgevo che un’amicizia diventava pericolosa, se il cuore cominciava a battere forte, io mollavo, a scapito dell’amicizia. Ero troppo prigioniera di un passato che aveva soffocato il mio bisogno di amare e di essere amata.
Un corpo da scoprire
Il mio corpo mi appartiene nonostante sia deforme e sbilenco. Le sfide sono molte, io sono consapevole di non poter mai annullare i limiti imposti dalla disabilità nella mia mente, perché qualsiasi azione la devo misurare con le sue difficoltà. Non posso parlare della mia sessualità se non vi racconto alcuni episodi del mio vissuto e, soprattutto, come vivo il rapporto con questo mio corpo. Purtroppo non fa tutto quello che vorrei fargli fare ma, spesso, lo metto a dura prova. Alcune volte vince lui, altre vinco io, tra noi due esiste una negoziazione continua, però, devo dire che ho iniziato a vivere meglio quando mi sono imposta ed ho cominciato a prendere il sopravvento su di lui. Tutto questo non è venuto dal niente: è il risultato delle tante esperienze vissute, buone o negative, sì, anche le negative, poiché sono riuscita a rielaborarle e dar loro un senso.
Mi capitò quasi per caso di entrare in un collettivo femminista. Nelle riunioni parlavamo dell’emarginazione che le donne subivano e della lotta da organizzare per l’emancipazione. Io condividevo le idee sostenute dal collettivo, ma nello stesso tempo, vivevo un grosso conflitto con me stessa; lottavo per le altre, però era come se questi problemi non mi appartenessero, in quanto non riconoscevo la mia femminilità. Io mi sentivo emarginata dalla società a causa della mia situazione di disabilità e lo ero stata fino al punto da non mettermi mai in discussione come donna, annullando così totalmente il mio corpo.
La vita in questo gruppo mise in crisi il rapporto che avevo con il mio corpo, il cui rifiuto mi portava a comportarmi come se non mi appartenesse. Cominciai a pensare che dovevo conoscerlo.
Provai a toccarlo, ma era molto difficile, era una lotta tra il rifiuto e la volontà.
Un’estate, in vacanza, mi capitò un episodio che diventò per me molto importante: un tipo che conoscevo poco mi propose un’esperienza sessuale. La sua proposta mi meravigliò, perché non capivo come potesse sentirsi attratto dal mio corpo: comunque accettai. Questa esperienza mi mise in discussione: il mio corpo era stato accettato, prima che da me stessa, da un’altra persona. Per me è stata la conferma che potevo avere rapporti sessuali come qualsiasi altra donna. “Donna” anch’io!!?
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Capii che quando si ha la coscienza del proprio corpo si definisce anche una propria identità. A questo punto mi sono riconosciuta la mia femminilità; non importa se sono brutta o bella, con un copro perfetto o deforme, ma donna!





