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disabili della politica/ L'Italia ignora la normativa europea. Parla Francesco Ferrara.

basta

di Martina Lacerenza

Potremmo facilmente definire l'Italia 'il Paese delle realtà paradossali', senza per questo scadere in un classico luogo comune. Basti pensare alle innumerevoli contraddizioni che, sotto gli occhi di tutti, tradiscono imbarazzanti problemi (per non dire scandali) legati a questioni sociali, economiche, istituzionali: politiche, per farla breve.

Ma cos'è un paradosso?

Il più delle volte è una conclusione inaccettabile, che sfida un dato di fatto. Dal greco parà (contro) e doxa (opinione): un paradosso è un pensiero formulato in contraddizione con i principi della logica comune.

 

Fatta queste premessa, possiamo fare anche un'altra constatazione: l'abitudine del senso comune guarda alle situazioni paradossali in modo direttamente proporzionale al loro sussistere nel tempo: una situazione, per quanto assurda, dopo un po' non fa più alcun effetto.

È lo stesso principio per cui l'abitudine tradisce il vero aspetto delle cose.

Esattamente questo è quello che maggiormente caratterizza certe realtà invisibili del nostro Paese. Tra tutte, una in particolare getta uno sguardo di penosa vergogna sulle nostre istituzioni: la realtà, invisibile, dei disabili.

Si tratta di una verità imbarazzante a tutti gli effetti se pensiamo che, attualmente, non esiste nemmeno un'analisi capace di fotografare nel modo più esatto e strutturato le dimensioni e le condizioni di vita della popolazione disabile, come rivela disablog.it (uno dei portali più completi per quanto riguarda la questione disabilità e informazione).  In molte regioni italiane, infatti, ancora non esiste un'anagrafe della disabilità, cosa che non consente di avere la chiara percezione del fenomeno. Tuttavia si possono fare alcune stime.

Secondo l'Ote (Osservatorio Terza Età) in Italia ci sono 7.214.000 disabili.

Di questi, solo 234.000 sono ospiti di strutture assistenziali.

Il numero di persone con disabilità grave, cioè non in grado di svolgere le normali funzioni di vita quotidiana (camminare, vestirsi, mangiare...),infatti, ammonta a 2.615.000, cioè il 4,8% della popolazione italiana.  Se a questi aggiungiamo, poi, il numero delle persone che, con molta difficoltà, svolge le abituali funzioni quotidiane, il numero sale a 6.980.000.

In tutto, quindi, i disabili rappresentano circa il 13% della popolazione italiana.

"Se non ci fosse il supporto della famiglia, per i disabili sarebbe una situazione devastante": è quello che riporta l' Istat nell' "indagine sulle condizioni di salute e sul ricorso ai servizi sanitari".  C'è anche da dire che, come rivela ancora l'Ote, il 50% delle persone disabili vive da sola e, tra queste, l'85% è over 65: una situazione delicata, che dovrebbe essere attentamente considerata dai decisori politici.

Ma in che cosa i diritti dei disabili non vengono rispettati?

E quali sono i problemi che denunciano e che incontrano più frequentemente queste persone?

Secondo l'Aniep (l'Associazione Nazionale per la Promozione e la Difesa dei Diritti Civili e Sociali degli Handicappati) al primo posto c'è la mancanza di inclusione, seguita dalla carenza di contesti strutturalmente preparati ad accogliere i portatori di handicap e dall'inesistenza di politiche atte a tutelare chi non è autosufficiente. Tutti questi temi sono estranei all'attività politica e nell'ultimo anno la già grave situazione del mondo della disabilità è persino peggiorata, come sostiene l'associazione.

Guardiamo, infatti, ai giovani: secondo una ricerca compiuta dall'Ufficio disabili dell'Ateneo lucano, ad esempio, risulta che meno del 10% dei disabili diplomati in Campania si iscrive all'Università per i motivi appena elencati, cioè principalmente mancanza di strutture adeguate.

A questo punto, allora, ci chiediamo anche: e le politiche di integrazione lavorativa?  Secondo i dati Isfol del 2007 (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) e quelli dell'Inail del 2008, sono 712.424 i disabili disoccupati.

Ma andiamo avanti.

Sul fronte dell'assistenza e dei servizi del welfare che dovrebbero essere connessi, infatti, le cose non vertono in uno stato differente. Negli aeroporti manca il personale per accompagnare le persone all'aereo.

Inutile elencare autobus con pedane rotte, o contrassegnati dal simbolo dei disabili dove poi non esiste la pedana: ignorare le difficoltà e gli ostacoli che incontrano quotidianamente le persone disabili è una consuetudine, lo afferma il M.I.D., il Movimento Italiano Disabili. Sarebbe, infatti, sufficiente guardarsi intorno per constatare come in Italia non ci sia uguaglianza in termini di 'opportunità' per le persone disabili.

In Francia o in Germania queste cose non succedono, lì le cose funzionano.

Qui, invece, i problemi che può incontrare un disabile sono sotto gli occhi di tutti.

Nel 1999 la Comunità Europea ha adottato un vasto insieme di misure di lotta contro la discriminazione dei disabili e i settori principali di intervento, in base appunto alla normativa europea, riguardano proprio: l'occupazione, l'istruzione, la formazione professionale e il trasporto. La mobilità, per le persone disabili, è cruciale.  Soprattutto perché un disabile che non ha accesso ai mezzi di trasporto, di conseguenza, non può recarsi al posto di lavoro, a scuola, all'università: non è autonomo ed è automaticamente escluso dalla vita sociale e comunitaria.

Ma rispetto a che cosa, in particolare, l'Italia non rispetterebbe la normativa europea sulla disabilità?

A rispondere è direttamente Francesco Ferrara, presidente nazionale del M.I.D., che afferma:

"in Italia è l'intera normativa europea a non essere rispettata, la normativa è completamente ignorata. Non si tratta di contestare questo particolare governo, ma tutti i governi passati, perché nessuno ha mai fatto nulla per il mondo della disabilità, per il miglioramento della qualità della vita del disabile".

Il M.I.D. è un movimento nato in Italia in modo autonomo per la difesa e il diritto dei disabili. Nonostante i ripetuti annunci pubblicati sul sito www.ilmid.it e sul gruppo face book per invitare tutte le piccole e grandi associazioni ad aderire e ad unirsi in vista dell'organizzazione di manifestazioni nazionali, atte a sensibilizzare l'opinione pubblica e politica sui temi relativi alla disabilità, "tutti tacciono, inspiegabilmente", rivela Ferrara. Ma per quale motivo?

"Non sappiamo perché. Così come non riusciamo a capire perché i politici ignorino il mondo dei disabili. Abbiamo contattato tutti i partiti, dalla A alla Z, dall' estrema destra all'estrema sinistra in occasione delle elezioni, per cercare di coalizzarci e di venire ascoltati. Appena chiedevamo 2 o 3 cose, però, tutti si dileguavano", spiega Gianfranco Malato, coordinatore nazionale del M.I.D. che, unitamente a questo, denuncia poi la mancanza di coesione tra i disabili stessi: "queste persone hanno paura di dire come stanno davvero le cose, di farsi sentire, di perdere quei diritti che invece gli spettano per legge, come l'assegno sociale, per esempio".

(In Italia l'assegno sociale che percepisce un disabile è di 250 euro, in Francia è di 650).

La categoria più sfavorita della nostra società si trova in queste condizioni: teme di perdere ciò che attualmente percepisce dallo Stato (tipo l'assegno sociale di 250 euro...) qualora avanzasse delle proteste finalizzate ad ottenere ciò che, di fatto, le spetterebbe di diritto. Ecco il paradosso.

"L'Italia deve adeguarsi alle normative europee": questa è la richiesta principale del M.I.D.

Ovviamente impostare il discorso disabilità partendo dal presupposto, che sarebbe fondamentale, secondo cui i disabili costituiscono un gruppo eterogeneo, i cui problemi sono vari e diversificati, (così come ogni disabilità è diversa dall'altra e ognuna ha, quindi, bisogno di specifiche attenzioni) qui da noi è pura utopia, considerando che nelle metropolitane manca quasi ovunque l'ascensore apposito (come alla fermata 'Tuscolana' della metropolitana di Roma, una delle linee più utilizzate della capitale, per esempio).

La carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, al di là della specifica normativa sulla disabilità, elenca i valori che devono essere condivisi dagli Stati membri, unitamente ai diritti civili, politici, economici e sociali che devono essere rispettati.  La carta comprende un preambolo di 54 articoli suddivisi in 7 capi, tra cui: dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà e giustizia. In ogni forma, si intende.

Come si legge sul gruppo face book del M.I.D., 'disabilità' è un termine con il quale si definisce la difficoltà o l'incapacità di una persona a svolgere un determinato compito o lavoro.  Alla luce di questa definizione, e alla luce dei problemi dell'Italia, non viene un legittimo dubbio che la nostra classe politica e dirigente, nonché quella di opposizione, sia composta da disabili?

Allora perché non dare ai disabili veri l'opportunità di essere protagonisti attivi delle decisioni?

Si avrebbe il vantaggio della competenza sui problemi sociali e dell'obiettività sull'uso delle risorse.

Ma la verità è che nel nostro Paese i politici giocano a fare i grilli parlanti, a guardare chi affonda restando comodamente seduti sulle loro sedie...di pelle.

Fonte: http://ildemocratico.com/2010/05/24/i-disabili-della-politica-litalia-ignora-la-normativa-europea-parla-francesco-ferrara/

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