La scoliosi

Articolo scritto il 19 luglio 2007 da Roberto Poppi Commenti

La scoliosi è una deformazione morfologica tridimensionale della colonna vertebrale, che radiologicamente si evidenzia soprattutto nel piano frontale, con una inflessione laterale accompagnata da una rotazione sul piano assiale delle vertebre (spinose verso la concavità) mentre nel piano sagittale si evidenziano alterazioni delle normali curve fisiologiche del rachide. La scoliosi è una malattia che può avere conseguenze limitate, ma può nei casi evolutivi e gravi creare gravi deformità irreversibili, con importanti complicazioni cardio-respiratorie e di limitazione funzionale. Non si corregge spontaneamente e si manifesta clinicamente con una sporgenza (gibbo) costale o lombare. Deve essere pertanto individuata precocemente, ai primi segni di evoluzione, per essere curata e quindi contenuta (Pivetta S. et al., 2002). La diagnosi precoce rappresenta l'arma più efficace per un intervento sistematico sulla popolazione a rischio. In genere la scoliosi cosiddetta "idiopatica" (della quale non sono ancora note con certezza le cause) rappresenta oltre l'80% dei casi evolutivi. Insorge alla soglia dello sviluppo puberale, tende ad arrestarsi in corrispondenza della maturazione ossea e colpisce di preferenza il sesso femminile. Probabilmente è una malattia genetica multifattoriale che deforma la colonna vertebrale in modo progressivo; la sua incidenza è di 3-4 bambini su cento nelle forme minori. Più frequenti sono invece i vizi di portamento che fanno assumere ai bambini posture che incurvano la colonna vertebrale, ma sono facilmente e totalmente correggibili e nulla hanno a che vedere con la malattia "scoliosi". Si tratta di atteggiamenti viziati dovuti principalmente a mancanza di adeguato movimento ed a posizioni scorrette mantenute a lungo (Campanacci M., 1989).

 

<Fonte d'informazione Tesi di Laurea in Fisioterapia presso la Facoltà di  Medicina e Chirurgia a Bologna Anno 2005/2006 di Domenico Palopoli>