Quando in una famiglia c’è un disabile, è disabile tutta la famiglia
- Ultima modifica il 22 Gennaio 2013
- By Martina Zardini
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L’articolo che voglio presentare oggi mi ha colpito particolarmente. Conosco già storie simili e forse, anche più tristi e dure, sotto altri aspetti.
Mettiamola così, mi ha colpito l’incipit del giornalista che ha paragonato la sofferenza alla croce. E in effetti, nell’immaginario collettivo, ogni tipo di sofferenza duratura e pesante viene paragonata alla passione di Cristo. In questi giorni ho avuto modo di pubblicare diversi articoli che parlavano di me, indirettamente o meno, e in maniera positiva. L’aspetto della sofferenza cerco sempre di evitarlo per non intristire le persone ma anche perché credo fermamente, che questo periodo storico, abbia bisogno di voci che incoraggino, che siano positive e motivanti. Tutti questi bei ragionamenti provengono dalla ferma convinzione che per me è meglio non piangersi addosso ma non tolgono di mezzo il fatto che chi diventa disabile o abbia un lutto grave (come è successo a me) non provi sofferenza, di ogni genere.
Di volta in volta, la sofferenza si ripropone. Un ricordo, un profumo, una canzone, un dolore fisico, una lungaggine burocratica che non si risolve è sofferenza, è come se fosse una croce da portare ogni giorno, a volte con più fede a volte con più stanchezza, ma c’è. La vicenda di questa madre, descritta nell’articolo pubblicato su ilfattoquotidiano.it, ha smosso in me un’empatia forte e mi sono immedesimata. Posso capire profondamente cosa significa avere un figlio malato perché l’ho avuto anch’io, posso capire benissimo la disabilità perché io sono disabile. È vero se in una famiglia c’è un disabile tutta la famiglia lo è. Mi auguro che questo scritto venga letto da tanti e chi di dovere aiuti questa mamma, come si augura anche il giornalista alla fine del suo scritto. In fondo anche Gesù fu aiutato a portare la sua croce da Simone il Cireneo.
Martina Zardini
Disabili, la sofferenza e la fatica
Di Gabriele Corsi
Certo che alcune croci sono più pesanti di altre. Ci sono croci, poi, che vanno portate fino su, al Golgota. Ci sono cadute, frustate, insulti. Ci sono passioni tutte in salita. Salita vera, non metaforica. 86 gradini. Una salita infinita. Una discesa infinita.
“Mi chiamo Tiziana, questa è la mia storia. Ho 48 anni sono una mamma con grosse difficoltà. Ho una bellissima bimba, Letizia di 6 anni, affetta da encefalopatia distonica epilettica, un grave malattia, molto complessa. Il babbo di Letizia se n’è andato. Non vuole pagare gli alimenti. Non vede sua figlia da 4 anni”.
La voce si rompe. Un bicchiere d’acqua. Forse è meglio bere un bicchiere d’acqua. Non è arrabbiata Tiziana. E’ dispiaciuta. “Come si fa a chiamarlo babbo?”. Che parola meravigliosa babbo. Un regalo lessicale, splendido, che ci ha fatto la Toscana. Tiziana vive a Poggibonsi, Siena. Gli 86 gradini, dicevamo. “Il problema è che vivo in un piccolo appartamento con 86 scalini, senza ascensore. Mi sono dovuta trasferire dai miei genitori che sono anziani e fanno tantissimi sacrifici. Io da sola non ce la fo’ a portare giù e su la mia bimba”.
Tante interviste, tanti articoli, tante promesse. “Aspetto notizie dal comune ormai da due anni”. Ma, alla prova dei fatti, nulla è successo. Nessuno ha aiutato Tiziana. Gli 86 gradini sono ancora lì, tutti da scalare, ogni giorno. “Purtroppo quando abbiamo un disabile in casa, siamo tutti disabili”. Vorrei vivere in un Paese in cui, le mie tasse, vanno a pianare le differenze. In un Paese in cui 86 gradini, non sono una montagna da scalare quotidianamente. Un Paese in cui, non ci siano cose che mi fanno vergognare così tanto. Un Paese in cui la disperazione non ti spinge a contattare un guitto nella speranza di un aiuto. Un Paese in cui, dopo un post del genere, chi di dovere, mi scriva “abbiamo risolto” e non “risolveremo”.
Un Paese in cui l’affetto di sconosciuti ripaghi un po’ della sofferenza e della fatica una mamma come Tiziana. Perché ciascuno ha la sua croce. Ma pesa un po’ meno se qualcuno ti dà una mano.
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/17/ciascuno-ha-sua-croce-pesa-meno-se-ci-si-aiuta/472070/


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