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Universita' disabile

universita_copyIl 3 Dicembre si è svolta la Giornata Internazionale dei Disabili, istituita dall'ONU nel 1992.
Dal 1992 ad ora sono passati 19 anni, nei quali ciascuno di noi pensa che sia avvenuta un'evoluzione nei miglioramenti delle condizioni sociali delle persone disabili.Già dagli anni '70 in Italia si è iniziato a combattere per i diritti delle persone portatrici di handicap, ma nonostante gli oltre 40 anni di applicazioni in questo campo, i risultati tardano ancora ad arrivare, causa principale le barriere mentali che rendono gli handicap delle persone disabili tali.

Le università sono state le prime a riscontrare problemi di agibilità, dato che i progetti di costruzione di queste ultime sono stati effettuati prima della sensibilizzazione a questa problematica, e quindi non tenendone conto.

Addentrandoci nell'argomento Università Disabile e attenzionando in particolar modo l'ateneo catanese, è meglio iniziare a dare definizioni a parole e concetti che si pronunciano sempre, troppe volte però senza il peso adatto.

Con l'espressione "barriere architettoniche" si definisce qualunque elemento costruttivo che impedisca, limiti e renda difficoltosi gli spostamenti o la fruizione di servizi (specialmente di persone con limitata capacità motoria o sensoriale).

Da questo consegue che un elemento che non costituisca barriera architettonica per un individuo può invece essere di ostacolo per un altro; si capisce bene quindi che il concetto di barriera viene percepito in maniera diversa da persona a persona. Ciò ha portato alla ricerca di parametri comuni, che consentissero di limitare il criterio di soggettività.

La legge italiana che tratta il problema dell'accessibilità è la legge 13/89 che stabilisce i termini e le modalità con cui deve essere garantita l'accessibilità ai vari ambienti, con particolare attenzione ai luoghi pubblici, individuando tre livelli principali di qualità:

- Accessibilità: possibilità di raggiungere l'edificio e le sue singole unità immobiliari e ambientali, di entrarvi con facilità e di usare gli spazi e le attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia.

- Visitabilità: possibilità di accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare. Vengono considerati spazi di relazione gli spazi di soggiorno dell'alloggio e quelli dei luoghi di lavoro, servizio ed incontro.

- Adattabilità: possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito a costi limitati, allo scopo di renderlo completamente ed agevolmente fruibile.

L'ateneo di Catania offre un servizio eccellente per gli studenti con disabilità, attraverso il CInAP (Centro per l' Integrazione Attiva e Partecipata), che a suo dire, offre "tutorato generico e specializzato, sussidi tecnologici e didattici specifici, trattamenti individualizzati, prove d'esame equipollenti, servizi di counseling psicologico e di orientamento, abbattimento delle barriere architettoniche, attività sportive in strutture specializzate ed eventuali benefici economici, per rimuovere o limitare gli ostacoli che dovessero incontrare durante il percorso universitario, garantendo il diritto allo studio in condizioni di pari".

Facendo una chiacchierata con alcuni studenti disabili, purtroppo queste belle parole non sono totalmente vere.

Uno studente di informatica, per esempio, è impossibilitato ad andare al bar. Motivo? La risposta è sempre la stessa: barriera architettonica.

Il perché è dovuto in primis alla mancata accessibilità del posto per la presenza degli scalini e in secondo luogo dal mancato funzionamento dell'ascensore che porta al piano superiore, dove si trova il bar appunto (ascensore mai entrato in funzione da quando è alla cittadella, cioè due anni e mezzo circa).

La maggior parte dei dipartimenti è stata strutturata con aule ad emicicli e a tribuna, i cui banchi sono disposti su diversi livelli, non potendo usufruire neanche dei posti in prima fila; per seguire una lezione quindi la persona disabile è costretta a separarsi dai colleghi utilizzando un banco a parte messo a disposizione grazie alle gentilezze dei docenti e del personale del dipartimento.

Il non poter avere l'autonomia di comprare un panino, o una bottiglietta d'acqua alle macchinette (la tastiera e lo spazio per l'inserimento delle monete è troppo alto), il dover seguire le lezioni separati dai colleghi, l'avere ascensori così stretti da non permettere l'accesso ad alcuni tipi di sedia a rotelle, e aspettare anche mezz'ora affinché si liberi l'unico agibile, occupato da persone che non ne hanno un reale bisogno, sono tutti punti di un elenco che purtroppo tende all'infinito.

Il vero problema che sussiste è che l'ateneo catanese ha adottato misure tampone per rendere la vita da studente agibile a tutti. Ma tamponare non è la soluzione, non possiamo pensare che assegnando due tutor alla persona disabile, essa si integri realmente nella vita studentesca.

Appare comunque evidente che la capacità di accogliere senza barriere fisiche e funzionali ogni persona, a prescindere dalle sue condizioni personali, non dipende esclusivamente dal grado di accessibilità della sola Università di Catania (che deve necessariamente essere pensata per tutti), ma anche dai servizi offerti dall'Azienda regionale per il diritto allo studio (mense e residenze universitarie), dal contesto urbano con particolare attenzione alla viabilità del centro storico, dal livello dei servizi sanitari e assistenziali dell'Azienda sanitaria.

Si deve sentire il bisogno di raccordare l'attività dell'ateneo catanese con gli enti presenti sul territorio che, a diverso titolo, contribuiscono alle politiche studentesche, in modo da favorire un processo di integrazione reale di studenti con disabilità.

Ognuno di noi deve mirare a scuotere la propria coscienza e quella altrui, per abbattere prima di tutto le barriere mentali che impediscono di vedere i problemi degli altri; solo cosi potremmo iniziare a costruire una società degna di accogliere tutti, in pari modo, perché l'università non è fatta solo di lezioni ed esami, ma anche di pause caffè con i colleghi, approfittando anche di dieci minuti liberi per uscire a prendere una boccata di aria.

Ed è giusto che tutti possano farlo in dieci minuti, e non che alcuni debbano rinunciare da subito perché impiegano dieci minuti solo per arrivare all'unica uscita dotata di pedana.

Si parla spesso della libertà, del libero arbitrio: sarebbe bello scegliere da quale porta uscire, quale posto occupare, che panino comprare.

"Possiamo essere liberi solo se tutti lo sono." Georg Hegel

Fonte. http://www.liveunict.com/

 

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